BLOG E RIFLESSIONI
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Nota di riflessione a cura del Dr. Hany Ahmed Hussein, PhD
Nota a cura del Dr. Hany Ahmed Hussein, PhD
Uno dei cambiamenti più evidenti osservati negli ultimi anni è rappresentato
dall’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e imprevedibili, accompagnato
da un aumento della frequenza e dell’intensità delle catastrofi naturali. Il
cambiamento climatico è considerato una delle sfide globali più urgenti che l’umanità
si trova ad affrontare oggi.
Esso si manifesta attraverso l’aumento della temperatura media globale,
l’intensificazione delle ondate di calore, le modificazioni dei regimi delle
precipitazioni e la crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, quali alluvioni
e siccità, precipitazioni irregolari, calamità naturali e fusione dei ghiacciai, con
conseguente innalzamento del livello del mare.
Il tasso di riscaldamento globale registrato negli ultimi decenni ha raggiunto livelli
senza precedenti nell’ultimo millennio. Si prevede che il sistema climatico continuerà
a subire cambiamenti nel corso del XXI secolo, con una possibile accelerazione del
fenomeno in assenza di interventi globali efficaci volti alla riduzione delle emissioni
di gas serra.
Il bacino del Mediterraneo: una regione particolarmente vulnerabile
Il Mar Mediterraneo è un bacino semichiuso, una caratteristica geografica che rende
l’intera regione mediterranea particolarmente sensibile alle variazioni climatiche.
Tale area è considerata una delle regioni maggiormente vulnerabili agli effetti
negativi del cambiamento climatico a livello mondiale, nonché un importante punto
di riferimento per il monitoraggio e lo studio delle trasformazioni climatiche.
La recente accelerazione del cambiamento climatico ha aggravato le problematiche
ambientali già presenti nel bacino del Mediterraneo, in conseguenza dell’interazione
tra i cambiamenti nell’uso del suolo, l’incremento dell’inquinamento e la progressiva
perdita di biodiversità.
Attualmente, la regione mediterranea è caratterizzata da forti oscillazioni delle
temperature e delle precipitazioni, oltre che da una crescente scarsità di risorse
idriche naturali e di terreni agricoli disponibili.
Si prevede che tali condizioni possano peggiorare ulteriormente nei prossimi decenni,
determinando una riduzione delle precipitazioni compresa tra il 15% e il 45% entro la
fine del secolo. Questa tendenza eserciterà una pressione considerevole sul settore
agricolo, soprattutto se si considera che circa il 70% dell’agricoltura della regione
dipende direttamente dalle precipitazioni atmosferiche. Il perdurare di tale
cambiamento sta già causando la parziale o totale desertificazione di intere regioni
del Mediterraneo, tale fenomeno si sta verificando con maggiore intensità nel Sud
Italia, in diverse aree della Spagna, della Grecia, e del Maghreb. In Italia il problema
è emergente in Sicilia e Sardegna ma anche regioni come Basilicata, Puglia, Calabria,
Campania e Molise mostrano un'elevata vulnerabilità a causa di siccità prolungate,
erosione del suolo e risalita del cuneo salino nelle falde costiere. Un fenomeno meno
visibile ma altrettanto allarmante si sta registrando sott'acqua. Il riscaldamento delle
acque del Mare Nostrum sta portando alla morte di importanti specie endemiche
(come la barriera corallina mediterranea) impoverendo drasticamente gli ecosistemi
marini.
Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute e sull’ambiente
Il cambiamento climatico esercita effetti diretti sulla salute umana e animale, sugli
habitat naturali, sulla fauna selvatica, sulle condizioni di vita delle popolazioni
umane, animali e vegetali e sulla biodiversità, in particolare nelle aree urbane
costiere. Esso rappresenta inoltre una grave minaccia per la sicurezza alimentare e
idrica.
La produttività delle colture agricole e degli allevamenti può diminuire a causa
dell'aumento delle temperature, dello stress idrico associato alla siccità e delle
variazioni delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (CO₂).
Il cambiamento climatico influenza inoltre direttamente la dinamica di trasmissione e
diffusione di alcune malattie infettive, comprese le malattie trasmesse da vettori
(vector-borne diseases, VBD), come la dengue, la febbre del Nilo occidentale e
l'infezione da virus Zika. Sono interessate anche alcune malattie trasmesse attraverso
l'acqua, come il colera, nonché le patologie associate ad agenti patogeni presenti nel
suolo e negli alimenti.
Parallelamente, il progressivo aumento della temperatura delle acque può determinare
uno spostamento degli areali di distribuzione e degli habitat di numerose specie
ittiche e di molluschi e crostacei, con possibili conseguenze sulla struttura,
sull'equilibrio e sul funzionamento degli ecosistemi acquatici.
Gli effetti del cambiamento climatico non si limitano alle conseguenze dirette, ma
comprendono anche numerosi effetti indiretti mediati da fattori socioeconomici. Per
esempio, gli eventi alluvionali possono ostacolare l'attuazione delle misure di
prevenzione e controllo delle malattie infettive, comprese le strategie di controllo dei
vettori.
Nel complesso, il cambiamento climatico può compromettere significativamente la
salute e il benessere degli esseri umani e degli animali, nonché l'integrità e la
sostenibilità dell'ambiente naturale.
Le principali cause del cambiamento climatico
Questo fenomeno globale è determinato principalmente dal forte incremento delle
emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera, in particolare anidride carbonica
(CO₂), metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O), derivanti dalle attività
antropiche.
Tale incremento è stato particolarmente significativo a partire dalla Rivoluzione
industriale, parallelamente all'espansione urbana, alla crescita della domanda
energetica e allo sviluppo dell'agricoltura su larga scala.
L'aumento delle emissioni è riconducibile soprattutto alla combustione intensiva di
combustibili fossili, quali carbone, petrolio e gas naturale. Anche gli allevamenti
intensivi, l'impiego di fertilizzanti chimici e le attività industriali contribuiscono alle
emissioni di metano e protossido di azoto.
Parallelamente, la deforestazione su vasta scala determina una riduzione della
capacità degli ecosistemi terrestri di assorbire e immagazzinare il carbonio. La
diminuzione di questi serbatoi naturali di carbonio contribuisce ulteriormente
all'accumulo di gas serra nell'atmosfera e all'intensificazione del riscaldamento
globale.
L'urgenza di un'azione concreta
Le conseguenze sempre più preoccupanti del cambiamento climatico richiedono
un'attenzione immediata e l'adozione di misure concrete ed efficaci. In assenza di
interventi adeguati, gli effetti del fenomeno potrebbero risultare catastrofici per le
generazioni presenti e future.
Poiché il cambiamento climatico costituisce una sfida globale che trascende i confini
nazionali, le soluzioni limitate a un singolo Paese o a un numero ristretto di Stati non
sono sufficienti per affrontare efficacemente il problema. È pertanto indispensabile
promuovere una cooperazione internazionale ampia e coordinata.
Purtroppo, persistono difficoltà legate all'assenza di un quadro globale di governance
climatica pienamente integrato ed efficace, in grado di coordinare le politiche di
contrasto al cambiamento climatico, favorire l'attuazione degli impegni internazionali
e verificarne il rispetto.
Strategie di mitigazione del cambiamento climatico
Numerose iniziative e organizzazioni internazionali sono impegnate nella riduzione
delle emissioni di gas serra e degli inquinanti responsabili del deterioramento della
qualità ambientale e dell'alterazione del sistema climatico.
L'efficacia delle misure di mitigazione richiede lo sviluppo di una cultura della
cooperazione, della ricerca di compromessi e della responsabilità condivisa tra Stati,
istituzioni e società.
Le principali strategie si basano sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra,
sulla prevenzione della deforestazione, sull'incremento della copertura forestale e sul
rafforzamento della capacità degli ecosistemi naturali di assorbire e immagazzinare il
carbonio.
Per conseguire una riduzione significativa delle emissioni, è necessario diminuire
considerevolmente il ricorso al carbone e agli altri combustibili fossili, promuovendo
al contempo lo sviluppo e l'impiego di fonti energetiche sicure e rinnovabili, come
l'energia solare ed eolica.
È inoltre fondamentale favorire il trasferimento delle tecnologie per l'energia pulita e
delle tecnologie compatibili con gli obiettivi climatici dai Paesi sviluppati a quelli in
via di sviluppo.
A tali interventi devono affiancarsi valutazioni scientifiche rigorose, il rafforzamento
delle capacità tecniche e istituzionali e la mobilitazione di risorse finanziarie adeguate
a sostenere le azioni per il clima nei Paesi in via di sviluppo.
Una strategia di mitigazione efficace e sostenibile dipende anche dal coinvolgimento
attivo e dal sostegno della società civile, del settore privato, delle imprese, delle
comunità locali e degli altri soggetti non governativi.
La società civile svolge un ruolo fondamentale nella mitigazione dei cambiamenti
climatici. Può contribuire alla sensibilizzazione e all’educazione delle comunità;
promuovere il senso di responsabilità e di partecipazione attiva nelle iniziative di
contrasto al cambiamento climatico; favorire l’adozione di pratiche sostenibili, quali
la produzione di energia da fonti rinnovabili su piccola scala e l’agricoltura
climaticamente intelligente (climate-smart agriculture); sostenere l’elaborazione e
l’attuazione di normative più rigorose, strategie di riduzione delle emissioni di
carbonio e processi di transizione energetica verso fonti pulite; accrescere la
consapevolezza pubblica e orientare i consumatori verso scelte a basse emissioni di
carbonio; nonché favorire il collegamento tra le istanze delle comunità locali e i
consessi internazionali.
Le comunità locali svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo di soluzioni bottom-
up, ossia iniziative che nascono dal basso e rispondono alle specifiche esigenze
ambientali e sociali dei territori. Esse possono contribuire alla riduzione
dell’impronta di carbonio attraverso l’adozione di sistemi locali di produzione e
utilizzo di energia da fonti rinnovabili; il miglioramento dell’isolamento termico degli
edifici residenziali; l’impiego di sistemi di illuminazione a LED; la sostituzione degli
spostamenti in automobile con modalità di mobilità sostenibile, quali gli spostamenti
a piedi, in bicicletta, in car pooling o mediante il trasporto pubblico; la piantumazione
di specie arboree autoctone; il ripristino delle siepi campestri; la realizzazione di
parchi e giardini urbani; la promozione di politiche climatiche coerenti con le
specificità e le condizioni socioeconomiche locali; e il consolidamento di un impegno
collettivo duraturo nel tempo.
Conclusioni:
In definitiva, affrontare efficacemente il cambiamento climatico richiede un
approccio integrato che coinvolga l'intera società, nel quale governi, imprese,
organizzazioni della società civile e singoli cittadini svolgano un ruolo attivo e
responsabile.
Attraverso il coordinamento delle iniziative, la convergenza degli obiettivi e
l'adozione di strategie condivise, è possibile promuovere trasformazioni strutturali e
costruire un futuro più sostenibile, equo e resiliente per tutti.
L'azione collettiva, fondata sulla solidarietà internazionale e sulla responsabilità
condivisa, costituisce un elemento essenziale per affrontare la complessa sfida del
cambiamento climatico e limitarne gli effetti negativi sugli esseri umani, sugli
animali, sulla fauna selvatica e sugli ecosistemi.
Solo attraverso un impegno comune sarà possibile proteggere le risorse naturali,
preservare la biodiversità, salvaguardare la salute pubblica e garantire condizioni di
vita migliori alle generazioni future.
Climate Change: A global challenge threating Humans, Animals,
Wildlife, and Ecosystem
An Overview, Impacts and Solutions
“Towards a Sustainable Future for All”
Dr. Hany Ahmed Hussein, PhD
One of the obvious changes observed in recent years is the extreme and unpredictable
weather, with increased frequency and intensity of natural disasters. Climate change
is believed to be one of the most pressing global challenges facing humanity today. It
is represented by rising global temperatures, increased intensity of heat waves, shifts
in precipitation patterns, and increased frequency of extreme weather events as
flooding and droughts, erratic rainfall patterns, natural disasters, and melting glaciers
contributing to sea level rises. The rate of global warming occurred during recent
decades has been unprecedented over the past millennium, and will continue to
change over this century, accelerating if there are no effective global efforts to reduce
emissions.
The Mediterranean Region and Climate Change
Unfortunately, Mediterranean Sea is semi-enclosed sea, that makes the Mediterranean
region very sensitive for climate changes. It is considered among the world’s most
vulnerable to the dire impacts of climate change, as well as a focal point/hotspot for
monitoring climate change. Recent accelerated climate change has exacerbated
existing environmental problems, caused by the combination of land use changes,
increasing pollution and declining biodiversity, in the Mediterranean basin. The
Mediterranean basin region currently suffers from extreme fluctuations in
temperatures and precipitation, as well as natural water and agricultural land scarcity.
It is predicted that these patterns will more likely worsen in the coming years, leading
to a further reduction in precipitation levels of 15-45% by the end of the century, with
intense pressure on agriculture; the great majority of which (70%) is rain-fed. The
persistence of this shift is already causing the partial or total desertification of entire
areas across the Mediterranean - a phenomenon occurring with particular intensity in
Southern Italy, various parts of Spain and Greece, and the Maghreb. In Italy, the
problem is emerging in Sicily and Sardinia, while regions such as Basilicata, Puglia,
Calabria, Campania, and Molise also show high vulnerability due to prolonged
droughts, soil erosion, and saltwater intrusion into coastal aquifers. A less visible but
equally alarming phenomenon is taking place underwater: the warming of the
Mediterranean Sea is leading to the death of key endemic species (such as
Mediterranean coral reefs), drastically impoverishing marine ecosystems.
Health and Environmental Impacts of Climate Change
Climate change directly impacts health, natural habitats, wildlife, and living
conditions of the human, animal, plant population and biodiversity, especially in
coastal urban areas. It threats food and water security. Crop and livestock
productivity may diminish by elevated temperatures, drought-related stress or
increased CO2 concentrations. Besides, it has a direct impact on the dynamics of a
subset of infectious diseases, including vector-borne diseases (VBDs) like dengue,
West Nile Virus, and Zika, some water-borne diseases like cholera, and soil-borne
and food-borne pathogens. Also, increasingly warmer water temperatures are likely
to shift the habitat ranges of many fish and shellfish species, ultimately disrupting
ecosystems. Climate also has multiple indirect effects through socioeconomic factors
as flooding can hamper disease control measures in place, including vector control. In
general, the health and well-being of human and animals, as well as environment can
be affected due to climate change.
The main causes of climate change
This global phenomenon is mainly driven by the enormous increase in the emission
of greenhouse gases (CO2, methane and nitrous oxide) in the atmosphere due to
human activities, particularly after the industrial revolution with increased demands
of urbanization and large-scale agriculture. This increased emission of gases resulted
from excessive burning of fossil fuels like coal, oil, and natural gas. As well as,
intensive livestock production, chemical fertilizers, and industrial factories add
methane and nitrous oxide to the air. On the other side, natural carbon sinks are
diminished through mass deforestation.
The need for urgent action to address climate change
The alarming impacts of climate change demand immediate attention and action,
otherwise consequences could be catastrophic for current and future generations.
As climate change is a global challenge, local solutions confined to one or a few
countries do not work; we need global efforts. Unfortunately, there is lack of a unified
global governance framework to effectively coordinate and enforce climate action.
Climate change mitigation strategies
Various international initiatives and organisations are trying to diminish the emitted
heat and pollutants. Effective mitigation measures require cultivating a spirit of
cooperation, compromise, and shared responsibility. These measures are mainly
based on reducing greenhouse gas emission, prevention of deforestation and increase
in the forest cover of the landmass.
To reduce greenhouse gas emission, use of coal and fossil fuels needs to be reduced
markedly, and looking for safe and renewable energy sources. It is crucial to transfer
clean energy and climate-friendly technologies from developed to developing
countries. As well as, scientific assessment, and the mobilization of resources to
support climate action in developing countries.
Successful and effective mitigation strategy relies on the active engagement and
support of civil society, the private sector, businesses, local communities, and other
non-governmental actors.
Civil society has a fundamental role in mitigating climate change. It can educate
communities; foster a sense of ownership over climate action; promote sustainable
practices such as small-scale renewable energy and climate-smart agriculture; push
for stronger laws, carbon-reduction strategies, and clean energy transitions; raise
public consciousness and mobilizing consumers toward low-carbon choices; and
connect local voices with global forums.
Local communities play a vital role by driving bottom-up solutions that match
regional environmental and social needs. They can reduce carbon footprints by
shifting to local renewable energy schemes; improving home insulation; using LED
lighting; replacing driving with walking, cycling, carpooling, or public transit;
planting native trees; restoring hedgerows; creating urban parks and gardens;
ensuring that climate policies fit local realities; and building long-term commitment.
Conclusion:
Ultimately, the path forward will require a whole-of-society approach, with
governments, businesses, civil society, and individuals all playing a role. By aligning
our efforts and speaking with a unified voice, we can drive transformative change and
build a more sustainable, equitable future for all. Through collective action and a
spirit of global solidarity, we can overcome the monumental challenge of climate
change and create a better world for generations to come.
Nota di riflessione a cura della Dott.ssa Roberta Meloni, Dietista
16 ottobre - Giornata Mondiale dell'Alimentazione
IL PARADOSSO DEL PANE:
TRA FAME, ABBONDANZA E CURA DEL PIANETA
Il 16 ottobre ricorre la Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Ci si potrebbe chiedere se ricoranze come questa servano soltanto a tracciare bilanci e statistiche, o se invece non debbano rappresentare un'occasione per interrogarci sul valore che attribuiamo, ogni giorno, alla vita, alla salute e ai gesti più essenziali del nostro quotidiano.
Per chi svolge la mia professione, è impossibile vivere questa data come una semplice casella da smarcare sul calendario. Ogni giorno, nel mio lavoro di Dietista, mi occupo di salute, di fabbisogni nutrizionali, di prevenzione e di educazione al benessere. Parlo di calorie, di macronutrienti, di biochimica, di microbiota, di prevenzione e trattamento di patologie.
Ma la nutrizione non vive in un laboratorio isolato dal mondo: vive sulle nostre tavole, nei nostri territori, nella memoria delle nostre famiglie e nella storia dell'umanità. E quando allarghiamo lo sguardo oltre le nostre abitudini quotidiane, il panorama globale della nutrizione ci mette di fronte a una spaccatura drammatica e inaccettabile.
OGGI IL MONDO SOFFRE DI DUE PATOLOGIE OPPOSTE E SPECULARI
MALNUTRIZIONE PER DIFETTO (oltre 730 milioni di persone)
Vivono la denutrizione cronica, con apporto insufficiente di calorie e micronutrienti essenziali.
Cosa causa? Si indebolisce il sistema immunitario, lo sviluppo fisico e cognitivo è compromesso e si riduce l'energia aumentando morbilità e mortalità di comunità intere.
MALNUTRIZIONE PER ECCESSO O SQUILIBRIO (oltre 1 miliardo di persone)
Convive con l'obesità e le sue complicanze.
L'esposizione ad elevate quantità di cibi ultra-processati favorisce l'insorgenza di diabete mellito di tipo 2, ipertensione, dislipidemie, malattie cardiovascolari, obesità e complicanze.
LO SPRECO ALIMENTARE: UN DISASTRO AMBIENTALE ED ETICO
Ma il punto che ferisce di più, clinicamente ed umanamente, è ciò che sta nel mezzo: lo spreco alimentare.
Mentre centinaia di milioni di persone non hanno di che sfamarsi, CIRCA 1,3 MILIARDI DI TONNELLATE ALL'ANNO, cioè un terzo di tutto il cibo prodotto a livello mondiale, viene perso o sprecato.
A lungo abbiamo pensato che gettare via il cibo fosse soltanto una disattenzione economica o una leggerezza domestica. La scienza e la consapevolezza ecologica oggi ci dimostrano il contrario perché lo spreco alimentare è un disastro ambientale!
Ogni alimento che finisce nella spazzatura porta con sé un'immensa quantità di risorse invisibili consumate per produrlo: l'acqua dolce prosciugata, il suolo impoverito, la biodiversità distrutta, l'energia usata nei trasporti. Si stima che lo spreco di cibo sia responsabile di circa l'8-10% delle emissioni globali di gas serra.
SE LO SPRECO ALIMENTARE FOSSE UNA NAZIONE, SAREBBE IL TERZO PRODUTTORE MONDIALE DI EMISSIONI, SUBITO DOPO CINA E STATI UNITI.
Gettare via un alimento non significa solo buttare del cibo: significa ferire la Terra. E significa dimenticare chi quel cibo non ce l'ha.
COME POSSIAMO GUARIRE QUESTA FERITA?
La risposta non risiede in restrizioni punitive, ma nel recuperare una memoria storica ed etica: il valore del cibo come atto di cura, di rispetto e di comunità.
Vi siete mai chiesti perché le nostre nonne tendevano a rimpinzare figli e nipoti di tanto cibo? Non si trattava di semplice abbondanza o di un'abitudine viziosa. Per chi aveva vissuto tempi di guerra, carestie, povertà e privazioni, offrire cibo era la forma più pura e visibile di amore. Il cibo era inteso direttamente come salute, protezione e benessere.
Riempire il piatto del nipote significava dire: "Ora sei al sicuro, posso prendermi cura di te".
LA CUCINA DEL RECUPERO: UN'ARTE TRADIZIONALE
E questa stessa filosofia dell'atto di cura e del rispetto profondo per la materia prima si riflette nell'incredibile arte della cucina del recupero, nata ovunque proprio per non sprecare mai nulla.
Catanzaro - 'U morzeddhu
Nato storicamente come spuntino sostanzioso per i manovali e gli operai che affrontavano fatiche immense, il morzello era il modo sapiente per valorizzare gli scarti della macellazione, trasformandoli in un piatto ricco, speziato e identitario.
La tradizione popolare narra persino di una serva che, non volendo sprecare gli scarti delle feste nobiliari, li cucinò per sfamare la propria famiglia.
Emilia-Romagna - Passatelli in brodo
Piatto iconico oggi considerato "delle feste", nasce nelle cucine contadine con l'unico scopo di rigenerare il pane ormai raffermo e le croste o i rimasugli induriti di Parmigiano Reggiano o Grana, trasformandoli in un primo piatto ricco e confortante per tutta la famiglia.
Palestina e Sudan - Fattah
Esempio emblematico di cucina del recupero, la Fattah nasce nei contesti più umili per non sprecare il pane raffermo o gli avanzi. Prevede una stratificazione generosa: pane tostato, ceci, yogurt alla tahina, spezie e frutta secca. Dimostra come recuperare il pane trasformi un ingrediente povero in un simbolo di convivialità e rispetto per il cibo.
Nessuna cultura antica è nata per sprecare. Ogni popolo ha trovato la propria ricetta per rigenerare il pane duro, valorizzare i legumi, trasformare gli avanzi in piatti di straordinaria ricchezza nutrizionale e umana.
VERSO UN FUTURO PIÙ GIUSTO E SOSTENIBILE
La tutela dell'ambiente e la salute del nostro corpo passano inevitabilmente attraverso questa riscoperta.
Le diete sostenibili sono quelle che puntano su modelli alimentari con prevalenza di alimenti di origine vegetale ricchi di legumi, cereali integrali, frutta e verdura di stagione e prodotti locali. Sono scelte che riducono l'impatto ambientale, proteggono la biodiversità e migliorano il nostro benessere.
Ogni piatto può essere un gesto d'amore verso noi stessi, gli altri e il pianeta.
La domanda da farci oggi è: Che valore diamo a ciò che mettiamo nel piatto?
Lottare contro lo spreco tutela la nostra salute, l'ambiente e la dignità umana e rappresenta il primo, fondamentale passo per costruire un futuro più giusto, sostenibile e profondamente umano.
#Onehealth
Dott.ssa Roberta Meloni - Dietista
Associazione Dar Assalam ODV
Catanzaro
Ci sono date che non dovrebbero servire soltanto a ricordare ciò che è accaduto, ma anche a chiederci chi siamo diventati da allora.
Il 3 ottobre 2013, davanti a Lampedusa, morirono 368 persone. Uomini, donne e bambini che avevano attraversato deserti, violenze, prigionia e il Mediterraneo nella speranza di raggiungere l’Europa. Solo 155 riuscirono a salvarsi.
La parte forse più dolorosa di quella storia è che la terra era già lì, davanti ai loro occhi. Erano davanti all’Isola dei Conigli, con la costa di Lampedusa vicinissima. Dopo un viaggio interminabile potevano vedere finalmente il luogo in cui speravano di arrivare. E molti morirono proprio quando pensavano di essere ormai vicini alla salvezza.
Poi arrivarono le immagini delle bare allineate nell’hangar di Lampedusa, comprese quelle dei bambini. Immagini che un Paese non dovrebbe dimenticare.
Ma il 3 ottobre non è soltanto la storia di una tragedia. È anche la storia di un’altra Italia.
Quella dei pescatori, dei cittadini di Lampedusa, dei soccorritori e di tutte le persone che quella mattina non si chiesero da quale paese venissero le persone che stavano annegando, quale documento avessero né se fossero “regolari” o “irregolari”. Davanti a loro c’erano esseri umani che chiedevano aiuto. E fecero quello che l’umanità impone: cercarono di salvarli.
Da quella tragedia nacque anche il Comitato 3 Ottobre, che lavorò perché quelle persone e quelle morti non venissero dimenticate. Il Parlamento accolse quella richiesta: deputati e senatori presentarono e sostennero le proposte che portarono nel 2016 all’istituzione della Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime dell’Immigrazione. Nei lavori parlamentari vennero ricordati esplicitamente sia l’impegno del Comitato sia quello dei cittadini di Lampedusa che si erano prodigati nei soccorsi. E questo, secondo me, è ciò che dobbiamo ricordare oggi.
Perché tredici anni dopo il linguaggio sull’immigrazione è diventato spesso durissimo. Si parla di emergenza, sicurezza, confini, rimpatri, numeri e flussi. Sono questioni reali sulle quali la politica ha il diritto e il dovere di trovare regole e soluzioni. Ma c’è un limite che una società non dovrebbe mai oltrepassare: trasformare l’immigrato da persona in problema, da essere umano in numero, da uomo o donna in un nemico da temere.
Si può essere favorevoli a politiche migratorie diverse, si può discutere su accoglienza, frontiere, integrazione e rimpatri, ma la dignità umana non dovrebbe dipendere da una posizione politica. Un bambino che annega rimane un bambino. Una madre che stringe suo figlio rimane una madre. Un uomo che scappa dalla guerra, dalla persecuzione o dalla miseria rimane un uomo. E una persona in mare che sta morendo rimane, prima di qualsiasi altra definizione, una vita da salvare.
Forse proprio i pescatori e i cittadini di Lampedusa ci hanno lasciato la lezione più semplice e più grande: quando davanti a te c’è una persona che sta affogando, prima viene l’essere umano e dopo vengono tutte le altre discussioni. Quegli italiani mostrarono un volto straordinario del nostro Paese: non quello della paura, dell’odio o dell’indifferenza, ma quello della solidarietà, del coraggio e della speranza.
E anche i parlamentari che negli anni successivi trasformarono quella memoria in una Giornata Nazionale fecero una scelta importante: dire che quelle 368 vite non dovevano scomparire una seconda volta nell’oblio.
Oggi ricordare il 3 ottobre significa quindi guardare quelle bare, soprattutto quelle piccole bare dei bambini, ricordare quelle persone che vedevano già la terra mentre morivano, ma anche ricordare le mani che si allungavano per salvarle. Perché la memoria senza umanità rischia di diventare soltanto una cerimonia. E forse, la domanda che questa giornata dovrebbe lasciarci ogni anno è molto semplice: Se oggi ci trovassimo davanti a quelle stesse persone in mare, riusciremmo ancora a vederle prima di tutto come esseri umani?
Il 3 ottobre ci ricorda che possiamo discutere di tutto: confini, leggi, sicurezza, integrazione e politica migratoria, ma non dovremmo mai discutere del valore di una vita umana.
Dott. Karim Abdalla
Figura di riferimento e Componente del Consiglio Direttivo Associazione di Volontariato "Dar Assalam ODV”
Festa dei Popoli a Catanzaro, Dar Assalam ODV: "Dopo la scuola, le piazze: così si costruisce la reale integrazione in città"
CATANZARO – Un bilancio ampiamente positivo e un'ulteriore conferma della vocazione accogliente di una città sempre più plurale. È questo il commento dell’associazione Dar Assalam ODV all’indomani della Festa dei Popoli tenutasi a Catanzaro, giunta al suo terzo anno consecutivo. L'organizzazione esprime un sentito plauso e le proprie congratulazioni al Presidente del Consiglio Comunale, Gianmichele Bosco, per la visione istituzionale e la continuità dimostrate nel sostenere un evento divenuto ormai punto di riferimento per l'intera comunità cittadina.
L'iniziativa rappresenta la naturale prosecuzione dell'impegno sociale profuso sul territorio. «Se soltanto pochi giorni fa, con il nostro recente intervento sul tema della scuola, abbiamo ribadito come l'inclusione e il dialogo interculturale debbano partire fin dai banchi di classe come investimento sul futuro, oggi vediamo come questa stessa visione trovi continuità e forza nelle piazze della nostra città», dichiara Marco Bruni, Responsabile delle Relazioni Istituzionali e delle Politiche per l’Integrazione di Dar Assalam ODV Catanzaro. «Ringraziamo il Presidente Gianmichele Bosco per la sensibilità dimostrata. La Festa dei Popoli non è una semplice passerella, ma la rappresentazione viva della Catanzaro di oggi. Come Dar Assalam sosteniamo con orgoglio la crescita di ogni realtà presente sul territorio: il nostro impegno al fianco dei fratelli delle comunità senegalese e gambiana, così come con le storiche presenze pakistane, bengalesi, tunisine, algerine e marocchine, nasce dalla volontà di fare rete, offrendo supporto concreto affinché le nuove energie associative possano strutturarsi e contribuire attivamente alla vita sociale cittadina».
Particolarmente intensa e profonda la testimonianza di Elias Diao, referente per le comunità senegalese e gambiana, che ha voluto condividere una toccante riflessione a nome di tutto il gruppo: «Partecipare alla Festa dei Popoli e vedere così tanta partecipazione è stato un momento fondamentale. Vogliamo ringraziare di cuore tutti coloro che sono stati presenti. Il nostro desiderio è quello di essere parte attiva e integrata nel tessuto sociale catanzarese, ma questo non dipende solo da noi: dipende da tutti voi, dalla comunità che ci accoglie. A titolo personale posso dire che oggi mi sento più catanzarese che senegalese. Sono arrivato qui che non avevo nulla: né genitori, né amici, né conoscenti. Oggi posso dire di avere una famiglia e non mi sento affatto uno straniero, e questo è solo grazie a voi. È un messaggio profondo che ci tengo a rivolgere da parte di tutta la mia comunità. Un ringraziamento speciale va alla famiglia Talarico, con un ricordo commovente per il defunto Salvatore Talarico, venuto a mancare un anno fa, che ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per me e per un gran numero di immigrati; alla famiglia Celi di Catanzaro Lido — Pino Celi, Gabriella Lazzaro, Rosella Celi, Raffaele Celi, Andrea Celi e Valentina Celi —, alla mia ragazza Emanuela Tavano e a tutta la sua famiglia per l'affetto e la vicinanza costante. Desidero ringraziare nuovamente Gianmichele Bosco e Fabio per averci permesso quest'anno di vivere la Festa dei Popoli da diretti protagonisti e non da semplici spettatori».
Dar Assalam ODV rinnova dunque il proprio impegno a proseguire in questo solco, lavorando in sinergia con le istituzioni cittadine affinché i valori dell'integrazione, della scuola e della cittadinanza attiva siano il motore quotidiano di una comunità sempre più coesa.
Scuola e inclusione: oltre il dibattito politico, ripartiamo dalla Costituzione e dai bisogni reali
Catanzaro 22 settembre 2026
La riflessione dell'associazione Dar Assalam ODV di Catanzaro sul dibattito in corso: "Dalla propaganda agli strumenti concreti, la scuola sia presidio di coesione sociale".
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Il dibattito che in questi giorni vede al centro della discussione politica e mediatica la presenza degli studenti stranieri nelle scuole italiane, richiamato anche dagli interventi delle più alte cariche istituzionali e religiose, rischia di smarrire il senso profondo dell'istituzione scolastica. Come associazione Dar Assalam ODV di Catanzaro, quotidianamente impegnata nella tutela dei diritti e nell'accompagnamento delle persone con background migratorio, riteniamo fondamentale riportare l'attenzione sui principi guida del nostro ordinamento e sui bisogni effettivi delle famiglie.
La nostra Costituzione traccia una rotta chiarissima: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita." (Cost., art. 34)
Questo principio non è un semplice adempimento formale, ma il pilastro su cui si fonda l'uguaglianza sociale (Articolo 3) e la pari dignità di ogni persona. La scuola non è soltanto il luogo dell'apprendimento nozionistico, ma costituisce il principale presidio di cittadinanza, integrazione e coesione sociale del nostro Paese. È nelle aule che si costruisce la comunità di domani e dove l'inclusione diventa pratica quotidiana tra pari.
Non dobbiamo dimenticare che la scuola forma i medici, gli avvocati, gli insegnanti e i politici di domani. Che abbiano origini italiane o straniere, saranno chiamati a lavorare insieme, ad affrontare i problemi e a prendere decisioni per il futuro del Paese. È una realtà che vediamo già consolidata nel Regno Unito, negli Stati Uniti e, oggi, anche in Germania.
Riconoscere il valore della scuola non significa ignorare le criticità. Il problema dell'inserimento e dell'apprendimento linguistico esiste ed è concreto, ma la prospettiva con cui va affrontato deve essere di natura educativa e sociale, non ideologica. Oggi ci troviamo purtroppo di fronte a situazioni in cui bambini e giovani studenti si trovano a dover fare da interpreti e traduttori per i propri genitori, arrivando a mediare la comunicazione con gli insegnanti, i medici o gli uffici pubblici. Questa dinamica, se da un lato dimostra la straordinaria capacità di apprendimento dei più piccoli e il lavoro efficace già in atto nelle scuole, dall'altro attribuisce loro un carico di responsabilità adulto che rischia di alterare i ruoli familiari ed emotivi.
Un'effettiva gestione di queste sfide non si ottiene con annunci o contrapposizioni politiche, ma con risorse, strumenti e coordinamento.
Le criticità legate alla lingua e all'integrazione non si risolvono creando barriere, bensì rafforzando la rete di supporto attorno alla scuola. In questo contesto, le Associazioni e le realtà del Terzo Settore rappresentano una risorsa fondamentale già presente sul territorio. Lo Stato e le istituzioni locali dovrebbero valorizzare e strutturare la collaborazione con gli enti del Terzo Settore, fornendo loro strumenti operativi, riconoscimento e risorse per attivare percorsi continuativi di mediazione linguistica e culturale nelle scuole, organizzare corsi di lingua italiana per adulti e genitori favorendone l'autonomia, e creare spazi di supporto allo studio pomeridiano e di aggregazione interculturale.
Solo trasformando i temi dell'immigrazione e della scuola da terreno di scontro politico a cantiere di politiche sociali concrete si garantisce il rispetto della Costituzione e si costruisce una società realmente inclusiva per tutti.
** Consiglio di Amministrazione Associazione Dar Assalam ODV Catanzaro**
Oltre la teoria giuridica: il Diritto Islamico come esperienza di vita e dialogo all'UMG
L'avvio del corso di Diritto Islamico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Magna Græcia di Catanzaro ha rappresentato una tappa di straordinario valore simbolico e culturale per tutta la nostra comunità. Invitati a portare il nostro contributo durante la presentazione dell'iniziativa, abbiamo voluto offrire una prospettiva che andasse oltre l'analisi puramente accademica o dogmatica delle norme. Il Diritto Islamico, prima di essere una disciplina o una comparazione di sistemi normativi, affonda le sue radici nella vita concreta delle persone, nei valori di giustizia sociale e nella dimensione intima e profonda della fede. Nel nostro intervento abbiamo voluto rimarcare come la fede non debba essere letta attraverso lenti ideologiche o stereotipi, ma riconosciuta come un'esperienza personale profonda, che guida l'agire quotidiano verso la solidarietà, il rispetto e il bene comune. L'apertura dell'Ateneo di Catanzaro al confronto con la tradizione giuridica e culturale islamica dimostra la maturità di un territorio capace di farsi laboratorio di integrazione e pluralismo. Per Dar Assalam ODV, essere presenti in questi contesti istituzionali significa continuare a costruire ponti tra il sapere accademico e la vita reale dei cittadini e degli studenti, riaffermando che il vero dialogo nasce sempre dall'ascolto e dal rispetto reciproco.